La finanza trasforma il territorio: il ruolo delle Finanziarie Regionali tra sviluppo ed Europa

Finanza

A Cagliari, nell’ambito dell’evento “La finanza trasforma il territorio”, il Presidente di Anfir Michele Vietti ha approfondito il ruolo delle Finanziarie Regionali come “ponte” tra sistema produttivo, istituzioni pubbliche e intermediari finanziari, con uno sguardo alla programmazione europea 2028-2034 e alla necessità di una migliore armonizzazione normativa.

«La finanza non è un mondo separato dall’economia reale». È da questa considerazione che il Presidente Vietti ha preso le mosse per evidenziare come le società finanziarie regionali possano tradurre le esigenze dei territori in strumenti concreti, mettendo a disposizione competenze, risorse e una conoscenza diretta del tessuto produttivo. Il confronto, organizzato da Sfirs e Anfir, ha offerto così l’occasione per guardare alle prospettive future del settore e all’evoluzione degli strumenti a sostegno delle imprese.

Dalla prossimità ai territori alla capacità di mobilitare risorse

La dimensione territoriale, secondo il Presidente Anfir, non rappresenta un limite rispetto alle grandi sfide economiche, ma può costituire la prospettiva da cui affrontarle. L’esperienza maturata con il PNRR, e quella che accompagnerà nei prossimi anni l‘Unione dei risparmi e degli investimenti, mostrano come obiettivi di portata europea possano trovare una prima applicazione concreta nei sistemi produttivi locali

Il tema assume un significato particolare in Sardegna, anche alla luce della sua condizione insulare e della necessità di una crescita meno dipendente dalla stagionalità e maggiormente orientata alla diversificazione economicaVietti ha richiamato in questo senso la prima Strategia dell’Unione europea per le isole, presentata dalla Commissione europeanel giugno 2026, che pone tra le questioni da affrontare con maggiore attenzione la connettività, la diversificazione, l’imprenditorialità e la digitalizzazione. 

È proprio la prossimità uno degli elementi che, secondo Vietti, caratterizzano maggiormente le Finanziarie Regionali. Conoscere la struttura del tessuto produttivo, i distretti, i rapporti tra imprese e intermediari finanziari consente di comprendere meglio quali strumenti siano necessari per accompagnare un determinato progetto. Da qui nasce la possibilità di rendere un investimento realizzabile, ampliarne la portata o migliorarne le condizioni, intervenendo – in una logica di c.d. “addizionalità” – dove il mercato da solo non riesce a rispondere pienamente alle esigenze del territorio.

Il passaggio decisivo è in Europa

Una parte centrale dell’intervento è stata dedicata al rapporto con l’Unione europea e, soprattutto, al prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Per Anfir, le Regioni e i loro istituti di promozione devono avere un ruolo sostanziale nella definizione degli interventi, così da tenere conto dei fabbisogni locali e delle difficoltà di accesso al credito che interessano una parte del sistema produttivo. 

L’Associazione sta partecipando a questo percorso anche attraverso l’Eapb, con l’obiettivo di favorire strumenti capaci di sostenere la capacità produttival’innovazione e la competitività, con particolare attenzione alle PMI. Vietti ha sottolineato, inoltre, l’importanza di coinvolgere le Finanziarie Regionali nella progettazione delle misure europee e di garantire continuità agli strumenti che hanno dimostrato di funzionare, anche attraverso fondi rotativi e soluzioni di lungo periodo. 

Finanza d’impatto e misurazione dei risultati

Nel confronto di Cagliari ha trovato spazio anche l’evoluzione verso una finanza più attenta agli effetti prodotti dagli investimentiSostenibilitàinnovazione e finanza d’impatto riportano infatti l’attenzione non soltanto sulle risorse impiegate, ma sui risultati concreti generati per i territori. 

È un’impostazione che, nella visione di Anfir, appartiene già all’esperienza delle Finanziarie Regionali: valutare un intervento significa considerare non solo la rendicontazione delle risorse, ma anche gli investimenti aggiuntivi attivati, la crescita delle imprese e dell’occupazione, il livello di innovazione, la diffusione dei servizi e gli altri effetti economici, sociali e ambientali che non trovano spazio in un semplice documento finanziario. 

Una riforma per riconoscere la specificità delle Finanziarie Regionali

L’altro tema riguarda lo status giuridico delle Finanziarie Regionali, oggi caratterizzato da modelli differenti. Una frammentazione che, secondo Anfir, genera incertezza, aumenta i costi di compliance e rischia di sottoporre realtà con una missione specifica a vincoli non calibrati sulle loro funzioni. 

Da qui la richiesta di una riforma organica che definisca in modo più chiaro natura e ruolo delle Finanziarie Regionali. Un percorso già avviato da Anfir con la memoria presentata nel 2025 nell’ambito del parere parlamentare sullo schema diriforma del TUF: in tale occasione, l’Associazione ha proposto l’introduzione di una categoria specifica per le società finanziarie regionali

Per Vietti, quindi, il rafforzamento della finanza regionale passa da un doppio salto di qualità: maggiore riconoscimento sul piano normativo e maggiore presenza nella dimensione europea. L’obiettivo è fare in modo che le risorse affidate alle Finanziarie Regionali, insieme a quelle che riescono a mobilitare, possano tradursi in capacità produttiva, opportunità e crescita duratura per i territori.